Cinema
Redazione Moviesfera
Cinema

Il ritorno di Ali G: Sacha Baron Cohen sa ancora provocare o solo offendere?

Sacha Baron Cohen riporta in vita il suo iconico e controverso personaggio Ali G in "Who Iz I?", riaccendendo il dibattito sulla natura del suo umorismo: è ancora satira pungente o una reliquia fuori tempo massimo?

Pubblicato
11 ottobre 2026
Lettura
5 min
Categorie
Cinema

Immagine generata con l'IA

Può un comico noto per aver spinto i limiti all'inizio degli anni 2000 riuscire ancora a scioccare e provocare efficacemente nel 2026, o il suo umorismo, un tempo tagliente, si rivelerà semplicemente piatto – o peggio, offensivo – in un panorama culturale profondamente cambiato? Questa è la domanda centrale che incombe sul ritorno di Sacha Baron Cohen nei panni di Ali G nel suo nuovo film, Ali G: Who Iz I?.

Amazon MGM Studios ha svelato nuovi trailer per il debutto alla regia di Cohen, confermando l'uscita nelle sale cinematografiche del film il 23 ottobre 2026. Il film vede il ritorno di Ali G dopo due decenni, ora alle prese con l'imminente paternità, dato che la sua fidanzata di lunga data, Julie, è incinta di otto mesi. Il suo tentativo di riconquistare la sua antica gloria in America lo porta presto a incontri pericolosi, ma il pericolo più significativo potrebbe essere la reazione del pubblico.

La strategia promozionale del film ha puntato molto sulla controversia, con un trailer che mostra Borat, un altro dei personaggi iconici di Cohen, che satiricamente invoca un boicottaggio sostenendo che il film sia razzista. Questo meta-commento, insieme all'apparizione di Ali G con finte treccine e un cappello rastafariano, ha riacceso il dibattito di lunga data sulla natura dell'umorismo del personaggio: è un acuto commento sociale o semplicemente rafforza gli stereotipi razziali?

La scommessa calcolata del provocatore

Sacha Baron Cohen ha costruito una carriera sul disagio, creando meticolosamente personaggi per smascherare i pregiudizi e le ipocrisie della società. Dalla persona pseudo-stradaiola di Ali G in Da Ali G Show alle stravaganti acrobazie di Borat e alla satira politica di Who Is America?, la sua metodologia ha sempre comportato l'inganno di individui ignari per rivelare il loro vero io. Ad esempio, in Who Is America?, nel 2018, ha memorabilmente fatto autografare al vicepresidente Dick Cheney un kit improvvisato per il "waterboarding", cosa che Cheney ha accettato senza molta esitazione, scherzando: "È la prima volta che firmo un waterboard" The Daily Beast.

Cohen, nei panni del suo personaggio Erran Morad, ha anche fatto uno scherzo all'ex candidato al Senato degli Stati Uniti per l'Alabama, Roy Moore, con un dispositivo che sosteneva di rilevare i pedofili, e che ha emesso un segnale acustico vicino a Moore. Un altro segmento notorio ha visto Morad ingannare l'attivista per i diritti delle armi Philip Van Cleave a partecipare a un elaborato video di addestramento alle armi destinato ai più piccoli, con "Gunimals" come "Puppy Pistol" e l'"Uzi-corn" The Daily Beast. Queste passate imprese sottolineano l'impegno di Cohen a spingere i limiti, una strategia che ora viene applicata ad Ali G: Who Iz I? con i suoi trailer auto-referenziali e le sue trovate pubblicitarie.

La scomoda verità: la satira può invecchiare con grazia?

Il ritorno di Ali G ha scatenato una tempesta di polemiche, con accuse di razzismo e appropriazione culturale al suo centro. I critici sostengono che il personaggio, con le sue finte treccine e il cappello rastafariano, rafforzi stereotipi dannosi sulla cultura nera britannica e giamaicana. Alcuni sono arrivati a definire Ali G come una forma di "blackface" My London. La reazione si è concretizzata in una significativa campagna, con oltre 37.000 fan che si sono uniti a un'iniziativa per chiedere ai cinema locali di bloccare il film, secondo l'organizzazione di analisi dei media NewsCord The Daily Beast.

La catena di cinema britannica Picturehouse ha già dichiarato di "non avere piani" per proiettare il film, riflettendo la forte opposizione. Cohen, tuttavia, sembra imperturbabile e ha scelto di affrontare la controversia direttamente attraverso la sua arte. Nei panni di Borat, ha esortato satiricamente gli spettatori a non guardare il film, sostenendo che è razzista – un chiaro esempio della sua tipica psicologia inversa. Ha anche twittato sui rischi, affermando: "In un'epoca in cui la carriera di un comico può essere stroncata da una singola battuta non PC, ho pensato di andare sul sicuro e riportare in vita questo ragazzo", evidenziando il suo deliberato abbraccio alla provocazione The Daily Beast. Il dibattito resta aperto: l'umorismo di Cohen allevia il pregiudizio o lo riproduce involontariamente?

Ali G nell'era digitale: un nuovo campo di battaglia?

Il panorama culturale è drasticamente cambiato da quando Ali G è apparso per la prima volta nel 1998, con i social media che ora amplificano istantaneamente voci e critiche. Mentre l'originale Da Ali G Show prosperava su interviste a ignari, Ali G: Who Iz I? è presentato come un mockumentary più vicino nello stile ai film di Borat, con interazioni improvvisate con il pubblico. Questo approccio, combinato con Cohen che assume il pieno controllo creativo come sceneggiatore, regista, produttore e protagonista, suggerisce una acuta consapevolezza di come il pubblico moderno si impegna con i media e le controversie Social News XYZ.

La strategia promozionale, fortemente incentrata sul meta-umorismo e sull'affrontare gli appelli al boicottaggio all'interno dei trailer stessi, riflette il riconoscimento che l'indignazione può far parte dello spettacolo. Resta da vedere se questo approccio auto-consapevole si tradurrà in un ampio appeal o se il tipo di umorismo di Ali G sembrerà fuori sintonia con le sensibilità attuali. È una testimonianza della visione comica duratura, seppur divisiva, di Cohen che il suo lavoro continui a scatenare discussioni così appassionate, rendendo l'uscita del film non solo una prima cinematografica, ma un evento culturale.

In definitiva, Ali G: Who Iz I? rappresenta l'impegno costante di Sacha Baron Cohen a sfidare il suo pubblico e lo status quo. A nostro avviso, è un esperimento audace per testare i limiti della satira in un mondo sempre più sensibile. Il film è improbabile che risolva il dibattito su cosa costituisca una commedia accettabile, ma senza dubbio manterrà viva la conversazione.

Argomenti di discussione

Ancora nessun argomento: apri il primo.

Altri articoli