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The Hunting Wives è la nuova formula Netflix per la TV scandalosa

La seconda stagione trasforma The Hunting Wives da thriller rivelazione in un appuntamento televisivo da non perdere, ma ora gli shock dovranno diventare dramma duraturo.

Pubblicato
20 ottobre 2026
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Immagine generata con l'IA

Una soap scandalosa può essere un’improvvisa euforia destinata a durare una sola stagione. La domanda più interessante è se Netflix riuscirà a trasformare quell’euforia in qualcosa di affidabile. Con la seconda stagione di The Hunting Wives in arrivo il 26 novembre, la piattaforma sta facendo una scommessa chiara: l’orbita tossica di Sophie e Margo non è un guilty pleasure usa e getta, ma un appuntamento televisivo da non perdere e potenzialmente replicabile.

Netflix ha pubblicato un nuovo trailer e alcune immagini in anteprima in vista degli otto episodi della stagione, riportando Brittany Snow e Malin Akerman nei ruoli di Sophie O’Neill e Margo Banks. Le nuove immagini puntano su mistero, desiderio, tradimento e omicidio, introducendo anche personaggi interpretati da Dale Dickey, Kim Matula e John Stamos. Come riferisce Deadline, il trailer promette “giustizia texana” e che “qualcuno cadrà”.

È esattamente il tipo di linguaggio di cui la serie ha bisogno. Ed è anche il suo pericolo. Se la seconda stagione si limiterà ad alzare il volume degli appetiti della prima, Netflix potrebbe dimostrare che The Hunting Wives è facile da vendere, ma difficile da sostenere nel tempo.

Netflix ha trovato una macchina dello scandalo replicabile

La prima stagione ha offerto a Netflix il cocktail ideale per lo streaming: star riconoscibili, un mondo sociale patinato, segreti pericolosi e abbastanza tensione erotica da far sembrare ogni episodio un invito a sbirciare dietro una porta chiusa a chiave. Il consenso della critica su Rotten Tomatoes l’ha definita una “soap irriverente” capace di trasformare i comportamenti sbagliati in “divertimento irresistibile da guardare tutto d’un fiato”, una descrizione che coglie tanto il fascino quanto i limiti del formato.

Il rendimento della serie ha dato a Netflix un motivo per considerarla qualcosa di più di un’acquisizione fortunata. The Hunting Wives ha raggiunto 811 milioni di minuti di visione nella prima settimana sulla piattaforma e ha superato i 2 miliardi nella seconda, secondo What’s on Netflix. Sono numeri capaci di trasformare un drama provocatorio in una proposta commerciale.

La seconda stagione arriva quindi non soltanto come una continuazione, ma come un prodotto con una promessa riconoscibile. L’ambientazione texana, il gruppo di donne ricche e il rapporto tra Sophie e Margo sono ormai il marchio della serie. Netflix può promuoverla con una canzone, uno sguardo complice, un volto insanguinato e la promessa che i segreti di qualcuno stanno per diventare pubblici. È un confezionamento televisivo efficiente e, dal punto di vista commerciale, una scelta intelligente.

Il rischio è che la formula diventi visibile. Quando gli spettatori riescono a riconoscere il meccanismo dietro lo scandalo, lo scandalo stesso perde parte della sua elettricità.

Il rapporto tra Sophie e Margo deve diventare il motore della serie

La nuova stagione comincia con Sophie e Margo ormai estranee, dopo il caotico epilogo della prima. Sophie è isolata e sta cercando di ricucire il matrimonio attraverso una terapia di coppia, mentre Margo continua la sua vita pubblica e glamour accanto al marito Jed Banks, impegnato nella campagna per diventare governatore. Poi, in modo prevedibile ma necessario, i vecchi segreti e le nuove minacce riportano le due donne l’una verso l’altra.

È un’impostazione più promettente del semplice inserimento di un altro cattivo. Sophie e Margo funzionano perché la loro attrazione è anche una lotta per l’identità. Sophie è attratta dalla sicurezza e dal potere di Margo, ma il linguaggio del trailer suggerisce che comprende il prezzo di quel fascino: “Ti pianta gli artigli”, dice Sophie. “E poi ti manipola finché di te non rimane più nulla.”

Quella battuta indica il tipo di dramma che la seconda stagione dovrebbe sviluppare. La versione migliore di The Hunting Wives non è una sfilata di comportamenti scandalosi. È una storia su come le persone usino desiderio, status e intimità per trasformarsi a vicenda, e su quanto sia difficile distinguere la liberazione dalla manipolazione.

Il trailer mostra le due donne condividere letto e bagno anche dopo che la loro amicizia è andata in frantumi. Non è sottile, ma la sottigliezza non è mai stata la valuta principale della serie. La domanda è se la serie riuscirà a rendere il loro ritorno psicologicamente inevitabile, invece che imposto dagli ingranaggi della trama.

Un altro omicidio non significa automaticamente più suspense

La seconda stagione aggiunge un altro omicidio e una nuova indagine, con la vicesceriffa Wanda Salazar e il vicesceriffo Walter Flynn impegnati a esaminare l’ultimo pericolo. Torna anche Brad, apparentemente intento a inseguire un nuovo stile di vita prima di comparire con il volto coperto di sangue. Zelda Moffitt, interpretata da Dale Dickey, arriva nei panni della pericolosa leader di una banda di motociclisti, apparentemente decisa a prendere di mira Margo. Nadia Kelly, il personaggio interpretato da Kim Matula, viene presentata come una figura enigmatica legata a Callie.

Queste aggiunte potrebbero ampliare il mondo della serie. Potrebbero anche creare il familiare problema della seconda stagione: troppe nuove minacce in competizione con il rapporto centrale. Un mistero è utile quando porta alla luce aspetti del carattere. Diventa un ingombro quando esiste soltanto per tenere occupato il trailer.

La premessa della prima stagione offre già moltissimo materiale esplosivo. Sophie e Margo non sono certo a corto di segreti, e il loro rapporto ha abbastanza ferite irrisolte da sostenere una stagione senza dover inventare crimini sempre più grandi. A nostro avviso, la scelta migliore sarebbe fare in modo che il nuovo pericolo metta sotto pressione il vecchio legame, non che lo sostituisca.

La terza stagione rende impossibile ignorare la prova creativa

Netflix ha già rinnovato The Hunting Wives per una terza stagione, attualmente in fase di sviluppo, secondo What’s on Netflix. La decisione conferma la logica del franchise: la piattaforma vede un mondo in cui tornare, da rimescolare e da continuare a offrire agli spettatori che vogliono una dose di pericolo patinato quando lo desiderano.

Ma una terza stagione alza anche la posta in gioco per la seconda. La serie non può affidarsi per sempre alla promessa che Sophie e Margo si tradiranno, desidereranno e metteranno in pericolo a vicenda in combinazioni appena diverse. Un franchise ha bisogno di ripetizione, ma il dramma ha bisogno di cambiamento. La serie deve consentire ai suoi personaggi di pagare costi emotivi significativi, non soltanto di sopravvivere a un altro cliffhanger.

Ecco perché il ritorno del 26 novembre conta al di là dei piaceri offerti dal trailer. Netflix potrebbe aver scoperto una soap altamente vendibile, ma la seconda stagione rivelerà se The Hunting Wives ha un nucleo drammatico destinato a durare. Il consiglio è prudente ma chiaro: guardala per lo scontro tra Sophie e Margo, non per la promessa di colpi di scena sempre più assurdi. Se la serie approfondirà quel rapporto, Netflix avrà un franchise. Se si limiterà ad alimentare l’appetito, avrà una formula, e prima o poi le formule mostrano le proprie cuciture.

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