Il Quasimodo di Netflix ha bisogno della tragedia di Hugo, non di un volto noto
Il Quasimodo di Vincent Cassel arriva su Netflix il 27 novembre e sfugge all'ombra della Disney solo se è crudele e triste quanto il romanzo di Hugo.
Immagine generata con l'IA
C'è davvero bisogno di un altro Gobbo di Notre-Dame? Netflix evidentemente pensa di sì, e per dimostrarlo ha reso Vincent Cassel irriconoscibile. Resta da capire se avrà anche il coraggio di fare un film che non sembri una cover di un ricordo d'infanzia.
Netflix vende una trasformazione, non ancora un punto di vista
I fatti sono semplici. Quasimodo, l'âme de Paris arriva su Netflix il 27 novembre, e la piattaforma ha già mostrato le prime immagini. È una produzione francese diretta da Jean-François Richet, con Cassel nel ruolo del protagonista e Karim Leklou e Benjamin Voisin nel cast. Netflix ha confermato il progetto a giugno 2025, e la sinossi di AlloCiné lo colloca a Parigi, nel 1830, con il colera che minaccia la città.
È più o meno tutto ciò che sappiamo con certezza, ed è giusto dirlo apertamente: nulla di ciò che abbiamo visto ci dice quale tono abbia il film. Pensiamo che questa incertezza sia tutta la questione. Un Quasimodo francese con un grande budget può essere molte cose, e solo una di queste è interessante.
Un volto di prestigio non è una ragione d'esistere
Cassel è un attore serio, e il marketing dell'«irriconoscibile» funziona: diversi media francesi aprono proprio con questo. Ma una trasformazione è un trucco, non una tesi. Netflix ha passato l'ultimo anno a dimostrare di saper conquistare prestigio unendo un nome rispettato a un classico della letteratura gotica. Numerama definisce Frankenstein di Guillermo del Toro il grande vincitore dell'ultima cerimonia degli Oscar e lo elogia perché si concentra sul dolore di un'esistenza non voluta. Questo è il livello. Del Toro non ha solo scelto bene il cast; a nostro avviso ha preso posizione, e la posizione era quella del mostro.
Se il film di Richet userà Cassel come locandina e poi smusserà ogni spigolo, sarà un titolo bello e dimenticabile da venerdì sera. Secondo noi, un regista francese, un cast francese e una Parigi ottocentesca flagellata dal colera sono esattamente gli ingredienti per qualcosa di più aspro delle versioni con cui è cresciuta la maggior parte di noi.
L'ombra della Disney è reale, e riguarda soprattutto il tono
Nessuno deve citare la versione animata perché il pubblico faccia il confronto. Per molti spettatori il Gobbo è una storia cantata e redentrice, con un finale che accontenta tutti. Il romanzo di Hugo, per come lo leggiamo, parla di destino, crudeltà e di una cattedrale che sopravvive a tutti quelli che la amano. Non possiamo dire da che parte penda il film di Netflix. È proprio questo il punto: le prime immagini e il marketing sono tutto ciò che abbiamo, e staremo a vedere se promettono conforto o inquietudine.
C'è poi un esempio ammonitore attualmente nei cinema francesi. AlloCiné riferisce che il nuovo Le Fantôme de l'Opéra, con un budget di 20 milioni di euro, ha una media di 3 su 5 tra gli spettatori, che apprezzano scenografie, costumi e coreografie ma giudicano la storia prevedibile e i dialoghi privi di ispirazione. Confezione splendida, cuore vuoto. È la trappola che attende ogni adattamento sontuoso di un classico francese, e un budget da Netflix non rende un film immune.
Il nostro verdetto
Guardatelo, ma con un criterio chiaro. Se il film tratta Quasimodo come una persona schiacciata da una città che lo teme, e la Parigi colpita dal colera come una minaccia concreta e non come una carta da parati, si guadagna il suo posto. Se vende nostalgia con una luce migliore, il volto di Cassel non lo salverà. Netflix ha il budget e il pedigree; ciò che le serve ora è il coraggio di deludere chi voleva un abbraccio.
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