La grande svolta dello streaming: meno originali, più alleanze TV
La sfrenata corsa ai contenuti originali sta cedendo il passo a partnership strategiche e a un focus sui successi consolidati, mentre le piattaforme di streaming entrano in una fase di crescita matura e sostenibile.
Immagine generata con l'IA
Le "guerre dello streaming" come le conoscevamo sono finalmente finite? Per anni, l'industria è stata definita da una fame insaziabile di contenuti originali, una pipeline infinita di nuove serie e film pensati per agganciare gli abbonati. Tuttavia, un recente rapporto di Glance, specialista nell'intelligence del mercato TV e video, presentato a MIPCOM 2026, suggerisce che quell'era è ormai saldamente alle spalle. Ciò a cui stiamo assistendo è l'ingresso definitivo dello streaming in una fase matura, che privilegia la crescita sostenibile e le alleanze strategiche rispetto al flusso incessante, e spesso insostenibile, di nuove programmazioni.
Al Palais des Festivals di Cannes, il Senior Vice-President di Glance, Frédéric Vaulpré, ha evidenziato una significativa contrazione nell'offerta di nuovi contenuti sia sulle piattaforme televisive tradizionali che su quelle di streaming. Questo cambiamento cruciale, dettagliato nel rapporto, indica una modifica fondamentale nella strategia, con le piattaforme che si rivolgono sempre più a partnership con i broadcaster per espandere i loro cataloghi, piuttosto che fare affidamento esclusivamente su costosi originali. Il messaggio è chiaro: la corsa al volume è finita; l'attenzione è ora sull'acquisizione strategica di contenuti e su un panorama mediatico più integrato.
La grande contrazione dei contenuti è una riorganizzazione strategica
I numeri dell'analisi di Glance sono sorprendenti e innegabili: l'offerta di nuovi contenuti sta diminuendo su tutta la linea. Tra gennaio e settembre 2026, le nuove serie sulla TV lineare sono diminuite del 12% rispetto allo stesso periodo del 2025 in 48 territori. La tendenza si riflette nel mondo dello streaming, con i nuovi contenuti nei cataloghi delle piattaforme globali in calo del 12% su Netflix e di un consistente 41% su Disney+. Non si tratta solo di un rallentamento; è una deliberata riorganizzazione delle risorse, che segnala la conclusione della fase iniziale di accaparramento del mercato dello streaming. Sebbene ciò possa deludere alcuni spettatori abituati a un flusso costante di novità, crediamo che rifletta una mossa necessaria verso la prudenza finanziaria e una strategia di contenuti più curata. Invece di commissionare innumerevoli nuove serie, le piattaforme si stanno concentrando su ciò che risuona davvero: le stagioni di ritorno. In Spagna, ad esempio, le stagioni di ritorno rappresentano ora il 58% della visione nella Top 10 di Netflix, un salto significativo dal 35% nel 2023, mentre i nuovi lanci sono scesi dal 65% al 33%.
Curiosamente, anche se la produzione di nuovi originali diminuisce, i cataloghi SVoD continuano a espandersi. Questa tendenza apparentemente contraddittoria è spiegata da un aumento delle partnership con i broadcaster. In Francia, il catalogo di Netflix è cresciuto del 61% in ore di contenuto a giugno 2026 grazie al contributo di TF1+, mentre Prime Video ha registrato un aumento del 49% con contenuti di M6+ e france.tv, come riportato da advanced-television.com. Ciò dimostra un pivot fondamentale: lo streaming si sta avvicinando al modello TV tradizionale, sfruttando contenuti esistenti e collaudati piuttosto che costruire esclusivamente da zero. Questa 'coopetition', come l'ha definita Vaulpré, offusca i confini tra vecchi e nuovi media, creando un ecosistema più simbiotico.
I confini sfumati: la "coopetition" è la nuova normalità
L'affermazione di Frédéric Vaulpré secondo cui "lo streaming è entrato nella sua fase di maturità, e il confine tra broadcaster e piattaforme si sta sfumando" coglie in modo sintetico l'evoluzione del settore. L'era delle "guerre dello streaming", caratterizzata da una competizione feroce e isolata, sembra cedere il passo a un nuovo paradigma di "coopetition". Ciò implica sia la concorrenza diretta, soprattutto perché i livelli con pubblicità sulle piattaforme di streaming li pongono direttamente contro i broadcaster tradizionali per i ricavi pubblicitari, sia una crescente collaborazione. Le partnership tra i giganti dello streaming e i broadcaster affermati ne sono una testimonianza, creando una rete di distribuzione di contenuti più integrata. Questo cambiamento è visibile anche nelle prestazioni del mercato: negli Stati Uniti, le reti broadcast hanno mostrato una resilienza molto maggiore rispetto al cavo, con la quota dello streaming sul totale del video che è passata dal 36% al 48,5% tra gennaio 2024 e giugno 2026. Contemporaneamente, il VoD dei broadcaster sta guadagnando quote pubblicitarie nei mercati pubblicitari TV in calo, illustrando ulteriormente l'interconnessione di queste entità precedentemente distinte. A nostro avviso, questa convergenza strategica non è una ritirata ma un adattamento, riconoscendo che un approccio diversificato e multipiattaforma è più sostenibile degli imperi di contenuti isolati.
Eventi live e contenuti di nicchia: le potenze durature
Nonostante i cambiamenti tettonici, alcuni aspetti del consumo di contenuti rimangono saldi. La programmazione dal vivo, in particolare lo sport, continua a essere un potente richiamo, capace di unire vaste audience. La Coppa del Mondo FIFA 2026 ne è un ottimo esempio, raggiungendo un totale cumulativo di 2,6 miliardi di spettatori in Cina, con un pubblico record nel Regno Unito, in Spagna e in Norvegia. Questo appeal duraturo degli eventi dal vivo non è sfuggito alle piattaforme di streaming, che stanno attivamente perseguendo importanti partnership sportive, come la UEFA Champions League su Paramount+ nel Regno Unito, la NHL su Prime Video negli Stati Uniti e la Formula E su Disney+ in tutto il mondo. Questa strategia riconosce che alcune esperienze di contenuto sono meglio offerte dal vivo, attingendo a un'esperienza di visione comune che lo streaming, nonostante la sua natura on-demand, cerca sempre più di replicare.
Oltre agli eventi dal vivo, Glance ha anche identificato tendenze emergenti nei contenuti che parlano di un settore più diversificato e reattivo al pubblico. L'ascesa di drammi ecologici, che intrecciano il cambiamento climatico in vari generi, e serie che esaltano eroi comuni che sfidano sistemi potenti, indicano un movimento verso una narrazione più tematica e socialmente rilevante. Anche i video verticali e i microdrama, precedentemente visti come sperimentali, vengono evidenziati in eventi come il MIPCOM come in evoluzione in un business internazionale più ampio, suggerendo una più ampia accettazione di diversi formati e canali di distribuzione. L'industria, quindi, non si sta solo consolidando; si sta anche diversificando in modi sottili ma significativi, adattandosi alle abitudini e agli interessi in evoluzione degli spettatori.
In sostanza, il panorama dello streaming sta cambiando pelle. L'era della spesa incontrollata e della singola attenzione ai nuovi originali sta cedendo il passo a una fase più pragmatica e matura. Ciò implica partnership strategiche, un rinnovato apprezzamento per i contenuti consolidati e gli eventi dal vivo, e un approccio più intelligente alla creazione e all'acquisizione di contenuti. I vincitori di questa nuova era saranno coloro che padroneggeranno l'arte della "coopetition", comprendendo i fattori trainanti del pubblico e costruendo modelli di business sostenibili che uniscano il meglio della TV tradizionale con l'innovazione dello streaming. Il futuro dell'intrattenimento assomiglia meno a un campo di battaglia e più a un ecosistema complesso e interconnesso in cui la collaborazione è fondamentale per la sopravvivenza e la crescita.
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