'NAZA': L'agghiacciante abisso etico della guerra automatizzata
Il documentario 'NAZA' squarcia il velo sulla inquietante realtà del conflitto automatizzato, sollevando questioni cruciali sulla responsabilità che vanno ben oltre il campo di battaglia immediato.
Immagine generata con l'IA
Può un film esporre veramente la macchina disumanizzante della guerra moderna, o è semplicemente una narrazione distorta progettata per provocare? Il documentario 'NAZA', co-diretto dai registi israeliani Yuval Abraham e Rachel Szor, è caduto come una bomba, raccogliendo il plauso della critica nei circuiti dei festival internazionali, pur accendendo una tempesta di condanne in patria. Vincitore del Premio Speciale della Giuria alla Mostra del Cinema di Venezia e accolto con una standing ovation, questa indagine di 77 minuti ha messo in luce le strazianti implicazioni etiche del conflitto automatizzato.
'NAZA' approfondisce l'uso da parte di Israele dell'intelligenza artificiale e della sorveglianza automatizzata nei sistemi di targeting militari durante il conflitto in corso a Gaza. Presenta interviste con 24 membri anonimi del personale militare e dell'intelligence israeliana, i cui volti sono oscurati e le voci distorte mentre raccontano il loro coinvolgimento nelle operazioni. Il titolo del film, derivato da un acronimo militare ebraico per “danno collaterale”, sottolinea la sua tesi centrale: che le vittime civili previste fossero prese in considerazione nelle decisioni di attacco, a volte con margini incredibilmente elevati, e che la tecnologia abbia facilitato un distacco profondamente inquietante dal costo umano della guerra.
Il campo di battaglia algoritmico e il distacco della moralità
L'aspetto più inquietante di 'NAZA' è la sua rappresentazione della guerra come un processo sempre più governato da algoritmi e dati, ben lontano dal tradizionale processo decisionale umano. Il documentario descrive l'uso presunto di sistemi di intelligenza artificiale come Lavender e Habsora, che, secondo quanto riferito, elaborano enormi quantità di dati per identificare e valutare potenziali bersagli, trasformando l'atto di guerra in qualcosa di simile a un 'turno d'ufficio orientato agli obiettivi' o a un 'videogioco', come descritto dagli intervistati nel film e riportato dal Los Angeles Times. Il film sostiene che programmi di intelligenza artificiale come 'Lavender' elaborano vaste quantità di dati di telefoni cellulari in tutta Gaza per identificare i bersagli, mentre 'Habsora' (ebraico per 'Vangelo') crea una 'fabbrica di bersagli' per siti di lancio di razzi o depositi. Una denuncia particolarmente inquietante riguarda il programma 'Where's Daddy?', che avrebbe utilizzato telefoni di bambini hackerati per rintracciare i padri, portando a raid aerei che hanno ucciso intere famiglie.
Gli intervistati descrivono un sistema in cui i valori 'NAZA', che rappresentano i decessi civili previsti, venivano assegnati ai bersagli, con approvazioni a volte concesse per valori fino a 500. Alcuni raccontano persino di aver bombardato ogni cosa all'inizio della guerra, dove 'NAZA non era un problema'. Le testimonianze dipingono un quadro in cui l'uccisione a distanza è diventata un 'lavoro d'ufficio' di routine, con i soldati che si vedevano come semplici 'ingranaggi' in una macchina. Un soldato ricorda di aver ascoltato in diretta un bambino che bruciava a morte. Un altro paragona incredibilmente l'esperienza all'Olocausto, ammettendo 'sì' di aver partecipato al genocidio e affermando: 'Uccidiamo questi bambini deliberatamente'.
Il feroce rifiuto e la spaccatura sociale
Non sorprende che queste accuse abbiano incontrato feroci smentite da parte delle Forze di Difesa Israeliane (IDF). Dopo un'attenta revisione, l'esercito ha pubblicato una risposta di 10 pagine, definendo la rappresentazione del film 'distorta, fuorviante e disonesta' e citando 'errori fattuali sostanziali' come riportato dall'AJC. L'IDF respinge con forza l'affermazione di aver approvato attacchi con 500 morti civili e sostiene che il film travisa le loro procedure di targeting, ignorando passaggi cruciali come le valutazioni di consulenti legali e comandanti. L'esercito sostiene inoltre che il film omette un contesto importante, come l'attacco del 7 ottobre e l'uso da parte di Hamas di aree civili per attività militari.
Questa reazione va oltre le dichiarazioni militari ufficiali. I leader israeliani, tra cui il Primo Ministro Benjamin Netanyahu, che ha condannato 'NAZA' come 'incitamento', e il Capo di Stato Maggiore delle IDF Eyal Zamir, che lo ha definito una 'diffamazione del sangue', hanno denunciato il film. Queste condanne sono state accompagnate da minacce contro i registi, con alcuni funzionari israeliani, tra cui il Ministro della Cultura Miki Zohar, che cercano di revocare la cittadinanza ai registi come riportato dall'AJC. Il Los Angeles Times ha anche riferito che il Primo Ministro Benjamin Netanyahu ha minacciato di revocare la loro cittadinanza. Questa controversia evidenzia una profonda spaccatura sociale, sottolineando il potere provocatorio del film di sfidare le narrazioni ufficiali e scatenare un dibattito globale sull'etica della guerra moderna e sulla responsabilità in una zona di conflitto sempre più automatizzata.
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