Serie TV
Redazione Moviesfera
Serie TV

Lupin 4 non deve sorprenderci. Deve abbagliarci

Dopo tre anni di assenza, Lupin torna su Netflix. Il suo futuro poggia sul fascino di Omar Sy e su uno spettacolo più grande, non sulla novità, e Netflix dovrebbe trattarla come una franchise matura.

Pubblicato
23 ottobre 2026
Lettura
3 min
Categorie
Serie TV

Foto: Harald Krichel / Wikimedia Commons (CC BY-SA 3.0)

Una serie di colpi può ancora sorprenderci quando sappiamo come funzionano i trucchi? Probabilmente no, e la quarta stagione di Lupin non dovrebbe far finta del contrario. Ciò che conta è se riesce ancora a sedurci, ed è un lavoro diverso.

I fatti sono semplici. La nuova stagione arriva oggi, 23 ottobre, su Netflix con otto episodi, secondo Nostalgie, e Telestar conta tre anni dalla Parte 3. Assane Diop era finito l'ultima volta in una cella, dopo essersi lasciato catturare per affrontare il suo nemesi Hubert Pellegrini. Omar Sy è ora co-showrunner insieme a Louis Leterrier, e il creatore George Kay ha lasciato dopo la terza stagione, come riporta What's on Netflix.

Il fascino è sempre stato il prodotto

Al debutto, il critico di France Inter la definì piena di difetti ma dal fascino folle. La scrittura era a volte goffa, il ritmo calava a metà e i buoni sentimenti erano messi a strati. Niente di questo ha fermato il pubblico. Il piacere stava nell'essere complici di un mago che ci mostra il trucco dopo.

Per questo pensiamo che la cornice della "sorpresa" sia una trappola. Una quarta stagione non può rifare lo shock di un addetto alle pulizie del Louvre che spazza davanti alla Gioconda. Può però offrire lo stesso piacere con strumenti migliori. Lo stesso Sy definisce Lupin "un giocattolo straordinario" in dichiarazioni a Netflix. Un giocattolo non deve essere nuovo. Deve divertire ogni volta che lo prendi in mano.

Sy che prende il controllo è la mossa più furba, e la più rischiosa

Il fatto più interessante di questa uscita non è un trailer. È che Sy ha detto a Variety che la sua condizione per tornare era avere più voce nelle decisioni, dopo la frustrazione per cose che voleva e non arrivavano mai sullo schermo. Ora ha il potere di portare avanti le sue idee. Lo ha usato per scegliere Théo Christine e per scavare nel lato emotivo di Assane, in particolare la paternità.

Ci piace. Il protagonista di una franchise che protegge un personaggio da anni è di solito un custode migliore di un comitato. Il rischio è quello di ogni star-produttore: quando chi ama di più il personaggio guida anche la serie, nessuno dice "questa scena è troppo indulgente". Senza Kay, questo contrappeso mancante è la cosa da osservare. È una nostra speculazione, perché non esistono ancora recensioni. Metacritic indica ancora le recensioni della critica come non disponibili.

Vecchia scuola contro nuova scuola è la scommessa giusta

La premessa dà alla stagione un gancio vero. Ad Assane vengono attribuiti crimini commessi da quello che sembra un imitatore che usa deepfake e hacking. Sy lo descrive come "un po' vecchia scuola contro nuova scuola" e dice che la stagione si allontana ancora di più da Maurice Leblanc. Su The Hollywood Reporter, citato da What's on Netflix, parla di puntare più in grande su valore produttivo e azione.

Crediamo sia la direzione giusta, con una riserva. Un ladro gentiluomo di destrezza contro la falsificazione algoritmica è un bello scontro generazionale e dà alla serie una ragione di esistere oltre la nostalgia. Ma l'escalation ha un tetto. Acrobazie più grandi funzionano solo se ci importa ancora dell'uomo che le compie, e l'attenzione riportata sulla famiglia di Assane suggerisce che il team lo sa.

Trattala come un evento, non come una serie a ciclo continuo

Il compito di Netflix è chiaro. Non è più un successo a sorpresa. A nostro avviso è una franchise matura con una star riconoscibile e un pubblico già conquistato. Merita un trattamento da evento: stagioni meno numerose ma più grandi, lunghe pause usate di proposito e un vero peso di marketing ogni volta. La lunga attesa, su cui Netflix ha taciuto, è un pregio se la stagione sembra un ritorno a casa.

Sy ha anche anticipato che il finale rivelerà se la serie finisce. Lo accoglieremmo bene. Lupin funziona meglio quando è sicura di sé, non quando viene tirata per le lunghe.

Il nostro verdetto: parti aspettandoti fascino e spettacolo, non una reinvenzione. Se non l'hai mai vista, la stagione è pensata per essere accessibile come un reboot, secondo Variety. Se abbaglia, basterà.

Argomenti di discussione

Ancora nessun argomento: apri il primo.

Altri articoli