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Redazione Moviesfera
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Austen non ha bisogno di fedeltà sullo schermo, ma di una voce nuova

Ragione e sentimento di Oakley e il prossimo Orgoglio e pregiudizio di Netflix mostrano che Austen resiste quando gli adattamenti osano suonare diversi, non quando giocano sul sicuro.

Pubblicato
1 novembre 2026
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Perché continuiamo a tornare a Jane Austen? Non perché abbiamo dimenticato come finisce la storia. Tutti sanno chi riceve la proposta sotto la pioggia o chi piange in salotto. Torniamo perché ogni generazione vuole ascoltare la stessa canzone in un'altra tonalità. E la vera domanda, davanti a ogni nuovo progetto su Austen, è se porti con sé quella tonalità o soltanto le candele e i cappellini.

Due casi sono sul tavolo contemporaneamente. Secondo Veja, Ragione e sentimento di Georgia Oakley, con Daisy Edgar-Jones ed Esmé Creed-Miles nei panni di Elinor e Marianne Dashwood, è arrivato nelle sale. E Orgoglio e pregiudizio di Netflix è una serie di sei episodi in arrivo il 3 dicembre, con Emma Corrin nel ruolo di Elizabeth Bennet e Jack Lowden in quello di Mr. Darcy. Una precisazione per la cronaca: il progetto di Netflix è una serie, non un film. Ma rientra nella stessa conversazione e, a nostro avviso, affronta la prova più difficile.

I film del 1995 e del 2005 si ricordano per l'audacia, non per la fedeltà

La fedeltà sembra il metro sbagliato, e i due punti di riferimento lo suggeriscono. Ragione e sentimento del 1995 vinse l'Oscar per la migliore sceneggiatura non originale, e la sua protagonista, Emma Thompson, ne era anche l'autrice. È un adattamento con le impronte di un'autrice su ogni riga. Orgoglio e pregiudizio di Joe Wright, del 2005, come osserva Veja, conquistò gli spettatori più giovani, spesso lontani dai libri, e fruttò a Keira Knightley una candidatura come migliore attrice. La spiegazione di Veja è che il film diede ad Austen un idioma diverso, un nuovo modo di parlare allo schermo.

A nostro avviso, questo è lo schema. Le versioni che ricordiamo sono quelle che avevano un punto di vista. Nessuno si affeziona a un film perché è una fotocopia rispettosa.

Oakley sembra capirlo, anche se la critica è divisa sul risultato

Le recensioni del nuovo Ragione e sentimento sono rivelatrici proprio perché non concordano. The Independent scrive che l'Austen del 2026 «somiglia moltissimo a una Brontë», con le sorelle Dashwood che corrono libere per il Devon, e sostiene che il film non sia pensato per i puristi. Collider va oltre, con un titolo che sostiene che il film rubi la corona a Orgoglio e pregiudizio. Ma The Irish Times lo definisce «perfettamente rispettabile» e «recitato in modo adeguato», con l'ombra del film di Ang Lee del 1995 che pesa molto su di esso.

Noi leggiamo questa divisione come un buon segno. Un film che tutti definiscono piacevole è un film di cui nessuno discuterà tra dieci anni. Uno più cupo nelle emozioni, come lo descrive But Why Tho, e che al tempo stesso lascia in gran parte intatto il testo, ha almeno scelto la propria strada. Il paragone con le Brontë può irritare i puristi, e sospettiamo che sia in parte proprio questo il punto. La nostra opinione: un'Austen un po' divisiva vale più di un pezzo da museo impeccabile.

C'è anche il contesto. La recensione di The Nine inquadra l'entusiasmo e il timore che circondano questa uscita nel solco del controverso Cime tempestose di Emerald Fennell, arrivato all'inizio di quest'anno. Il pubblico sembra pronto a veder reinventare le storie d'amore classiche, e altrettanto pronto a restare deluso.

Il Darcy di Netflix deve giustificare la propria esistenza

È qui che, secondo noi, la tesi si fa più affilata. Il recensore di PureWow ha ammesso di essere rimasto «perplesso» davanti all'annuncio di Netflix, perché il film di Wright del 2005 è, nelle sue parole, «la perfezione assoluta». Si può dissentire dal termine, ma l'istinto è diffuso. Orgoglio e pregiudizio è probabilmente l'Austen più nota e più rassicurante. È la sicurezza del marchio con tanto di cuffietta.

E questo è il pericolo. Alle piattaforme di streaming piace un titolo che non ha bisogno di spiegazioni, un nome familiare che fa metà del lavoro di marketing. Ma essere riconoscibili non è una ragione d'essere. Il titolo di The Independent dice che la versione di Netflix affida per la prima volta a un personaggio una battuta iconica di Austen. È un segnale promettente, anche se una sola battuta cambiata non fa una voce. Saremmo cauti nel leggerci troppo prima di vedere la serie.

Cosa merita allora un posto? Un formato da sei episodi potrebbe lasciare spazio a qualcosa che a un singolo film riesce difficile: soffermarsi sulle sorelle, sulla casa, sull'economia del matrimonio. Se Netflix userà quello spazio per raccontarci qualcosa di nuovo su Elizabeth e Darcy, invece di riproporre i grandi successi in versione più lunga, si giustifica. Se si limiterà a rimettere in scena le scene famose con volti nuovi, sarà una visione piacevole da sottofondo e nulla più. Onestamente scommetteremmo su una via di mezzo, ma è una previsione, non un fatto.

Il verdetto: giudica gli adattamenti di Austen per ciò che aggiungono

La longevità di Austen è reale, e i riconoscimenti ottenuti dai film del 1995 e del 2005 mostrano quanto possa ripagare un adattamento audace. Ma la lezione del film di Oakley è che la sua sopravvivenza dipende da chi la interpreta. Il nostro consiglio: vai a vedere Ragione e sentimento se sei curioso di un'Austen con gli stivali infangati, e non aspettarti un Ang Lee bis. Poi, quando arriverà dicembre, applica a Netflix lo stesso metro. Non chiederti se è fedele. Chiediti se suona come qualcuno in particolare.

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