Il ritorno di Rey in Star Wars ha bisogno di una storia, non solo di un titolo
Secondo le indiscrezioni, l'Episodio X potrebbe unire due film in uno e trasformare Rey in una mentore, ma senza un'idea vera Lucasfilm preme di nuovo il tasto della nostalgia.
Foto: Michel Curi / Wikimedia Commons (CC BY 2.0)
Un franchise è coraggioso quando riporta il suo volto più riconoscibile, o ha solo paura? È la domanda che aleggia su Star Wars: Episode X, e finora le indiscrezioni non rispondono.
Quello che sappiamo davvero (e non è molto)
Il film sarebbe scritto da Simon Kinberg e diretto da Jon Watts, e proseguirebbe la Saga degli Skywalker dopo L'ascesa di Skywalker (2019), secondo Inside the Magic. Alcuni titoli dicono anche che il progetto potrebbe recuperare idee dal film cancellato sul Nuovo Ordine Jedi e che potrebbe fondere due film in uno.
Sulla trama, è tutto voce di corridoio. Yahoo riporta che il leaker Daniel Richtman sostiene che ci siano due nuovi protagonisti, con Rey come loro mentore. Altre fonti parlano di un giovane orfano, una donna di sangue reale, una possibile storia d'amore e perfino un giallo con un omicidio. Nulla di tutto questo è confermato, e indiscrezioni come queste tendono a cambiare forma. A nostro avviso, il quadro onesto è: uno sceneggiatore, un regista, un volto famoso e una pila di voci.
«Due film in uno» sarebbe un sintomo, non una strategia
Se le notizie sono corrette e il film si appoggia a un progetto cancellato, sembra efficiente. Noi pensiamo che sarebbe un campanello d'allarme. Quando uno studio parte dagli avanzi di un film già abbandonato, la domanda smette di essere «quale storia vogliamo raccontare?» e diventa «come recuperiamo quello che abbiamo già pagato?». Sono due motori creativi molto diversi.
Il rischio è un film assemblato con pezzi diversi: una storia d'amore qua, un giallo là, un cameo celebrativo a tenere tutto insieme. Un solo film che deve essere storia d'amore, giallo e passaggio di testimone ha tre primi atti. Star Wars è sopravvissuta a trame sovraccariche, ma non ne ha mai tratto vantaggio.
Rey come mentore: l'istinto giusto con la giustificazione sbagliata
Fare di Rey la mentore dei nuovi protagonisti sarebbe, sulla carta, un'idea intelligente. Permette alla saga di passare il testimone, esattamente ciò che la nuova trilogia non è mai riuscita a fare in modo pulito. Se la voce regge, la definiremmo perfino l'idea più interessante del mucchio.
Ma un mentore è una funzione, non un personaggio. Obi-Wan funzionava perché la storia aveva bisogno di ciò che sapeva e di ciò che aveva perso. Se Rey compare soprattutto perché il suo nome vende biglietti, diventa un logo con una spada laser. Il film deve meritarsi il suo ritorno dandole qualcosa da portare: un dubbio, un fallimento, un motivo per insegnare. E passare il testimone funziona solo se ci importa di chi lo riceve, per questo i due giovani protagonisti contano più dell'ossessione della macchina delle voci per Rey.
CBR inquadra bene la scelta nel suo pezzo sull'Episode X, sostenendo che Lucasfilm deve decidere tra «lasciar morire il passato» e la scorciatoia facile. Scommettiamo che lo studio voglia entrambe, ed è proprio questa la trappola.
Che cosa ci farebbe cambiare idea
Jon Watts è cocreatore di Skeleton Crew, quindi c'è almeno qualche indizio che sappia far sembrare Star Wars giovane e curioso anziché reverenziale. Una serie è una prova diversa da un seguito della saga al cinema, ma è la versione di questo film per cui faremmo volentieri il tifo: volti nuovi a guidare la storia, Rey come peso nella trama invece che come strizzata d'occhio al pubblico.
Il nostro verdetto per ora: scettici, non cinici. Un titolo e un volto famoso non fanno un'idea. Se il film finito saprà spiegare in una frase perché questa storia ha bisogno di Rey, benissimo. Se la risposta è «perché i fan ci andranno», sarà l'ennesimo reset in costume da eredità. Aspetta qualcosa di ufficiale prima di entusiasmarti, o di arrabbiarti.
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