Le serie originali che spariscono da HBO Max: un abbonamento non è un archivio
HBO Max toglie in silenzio decine di serie originali dal catalogo spagnolo. La lezione è netta: affitta la piattaforma per le novità e pretendi che qualcuno conservi il resto.
Foto: Warner Bros. Discovery / Wikimedia Commons (CC BY-SA 4.0)
Quante volte una piattaforma deve cancellare le proprie serie prima che smettiamo di chiamarla biblioteca? HBO Max rilancia la domanda questa settimana, e la risposta comincia a sembrare «tutte le volte che serve».
Secondo que.es, HBO Max sta rimuovendo decine di serie originali in Spagna, con una pulizia che colpisce format Discovery e titoli legati a Selena Gomez e Mark Wahlberg. Prensa Mercosur la inquadra come parte di una trasformazione più ampia dopo la fusione tra Paramount e Warner. Le notizie che abbiamo visto sono scarse su titoli e date precisi e riguardano la Spagna, quindi non facciamo finta di conoscere il quadro globale completo.
«Originale» non significa più «permanente»
Per anni «originale» è stata la parola premium dello streaming. Voleva dire: questa serie è nostra, è fatta per te e resterà qui. La pulizia in corso suggerisce che oggi la parola significhi qualcosa di più vicino a «un asset che potremmo tenere o meno a bilancio».
Per HBO Max non è una novità. Già a febbraio que.es riferiva che titoli come The Flash, Gossip Girl e Rick and Morty avevano iniziato a lasciare la piattaforma, descrivendoli come le serie lunghe, da guardare senza pensieri, sempre lì «per ogni evenienza». Ora la pulizia arriva alle serie che la piattaforma presenta come originali.
È questo, a nostro avviso, il vero cambiamento. Quando una serie se ne va perché è scaduto un accordo di licenza, almeno la logica si capisce. Quando un servizio rimuove i propri originali, il messaggio è questo: il catalogo è un costo variabile da regolare, non una promessa agli abbonati. Così tutta la formula «tutto in un unico posto» sembra più uno slogan di marketing che un prodotto.
Con le fusioni, il catalogo è la prima vittima
Serve prudenza: le notizie che abbiamo visto non spiegano le ragioni dell'azienda, quindi questa è un'interpretazione. Ma i tempi sono difficili da ignorare. Un'azienda nata da una fusione eredita librerie sovrapposte, costi sovrapposti e, probabilmente, una forte voglia di potare. Ripulire il catalogo è la sinergia più silenziosa. Nessuna conferenza stampa, nessun grande annuncio, solo una pagina «in uscita a breve» che molti abbonati probabilmente non leggono mai.
Intanto la vetrina continua a brillare. La quarta stagione di The Gilded Age debutta su HBO Max il 1 novembre negli Stati Uniti, con uscita settimanale fino al finale del 20 dicembre, secondo Hipertextual. È il modello in miniatura: mettere in vetrina il grande evento di prestigio e lasciare che gli scaffali in fondo si svuotino. Non c'è nulla di male in un buon period drama. Ma una piattaforma che cura solo i prossimi otto weekend non sta costruendo un canone.
Tratta l'abbonamento come un biglietto del cinema, e chiedi di più
Quindi cosa dovrebbero fare gli spettatori? Per prima cosa, adeguare le aspettative. Un abbonamento dà accesso a una selezione a rotazione, non la proprietà né una garanzia. Se c'è una serie che ami, su qualsiasi piattaforma, dai per scontato che abbia i giorni contati. Guardala, o compra una copia fisica dove esiste, invece di contare sul «tanto ci sarà anche dopo».
In secondo luogo, ed è qui che secondo noi deve andare la discussione: smettiamola di trattarlo come un problema da consigli per i consumatori. La cultura del cinema ha una risposta antichissima alle opere che scompaiono: archivi, restauri, retrospettive. La TV merita lo stesso. Se un'azienda commissiona una serie, la presenta come originale e poi la rimuove, dovrebbe esserci una pressione pubblica, e col tempo regole o accordi di settore, per tenerla accessibile da qualche parte, anche in un piano più lento e più economico. Critici, festival e comunità cinefile hanno un ruolo nel fare questo rumore.
Vuol dire che HBO Max è un cattivo fuori dal comune? No. Altre notizie, quelle di Informador, dicono che la piattaforma ha iniziato a ritirare anche serie che aveva concesso in licenza a Netflix, quindi i titoli vengono spostati in ogni direzione. L'intero settore sembra trattare gli scaffali come usa e getta.
Il nostro verdetto: abbonati per le novità, non confondere l'app con un archivio e tieni l'indignazione per il bersaglio giusto. Il problema non è che uno streamer cancelli le cose. È che nessuno è obbligato a conservarle.
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