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Redazione Moviesfera
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Mushroom Murders arriva troppo presto, a meno che non distolga lo sguardo da Patterson

La serie di Paramount+ su Erin Patterson con Melanie Lynskey arriva con gli appelli pendenti e un sopravvissuto in vita. Ha senso solo se a tenere la camera sono le vittime, non l'assassina.

Pubblicato
28 ottobre 2026
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Foto: Spencer Fornaciari of The MacGuffin / Wikimedia Commons (CC BY 3.0)

Esiste un'interpretazione rispettosa di un'avvelenatrice mentre il suo appello è ancora in corso? Paramount+ sta per scoprirlo, e noi con lei.

Prima i fatti, in breve. Paramount+ ha commissionato Mushroom Murders: There's More to Unearth, una miniserie australiana in sei parti in cui Melanie Lynskey, anche produttrice esecutiva, interpreta Erin Patterson. Come riporta The Independent, uscirà nel 2027, con la regia di Daina Reid e la creazione di Anya Beyersdorf (di Apple Cider Vinegar su Netflix). Patterson è stata condannata nel 2025 per l'omicidio di Don e Gail Patterson e di Heather Wilkinson, e per il tentato omicidio di Ian Wilkinson. Ha presentato appello, e la procura ha impugnato separatamente la pena.

«Troppo presto» è il metro sbagliato

Online, le reazioni si sono divise in fretta. Alcuni fan hanno giudicato il casting perfetto. Altri, citati dal Daily Mail, si sono chiesti se una vittima sia «ancora in convalescenza» e se gli appelli siano ancora in corso. È un istinto legittimo, ma non lo risolve un calendario. Tre anni dal pranzo non sono ovviamente pochi, e dieci non renderebbero dignitosa una serie scadente.

Contano lo scopo e il senso della serie. Il caso ha già generato podcast, libri e adattamenti televisivi, quindi il mercato non aspetterà certo con garbo. Tamara Simoneau di Paramount Australia l'ha detto, in sostanza, al Sydney Morning Herald: una storia che aveva ossessionato tutto il paese era destinata a finire nelle writers' room. È una descrizione onesta dell'appetito. Non è una giustificazione.

La struttura in 97 giorni è intelligente, ed è anche un rischio

La serie salta il processo e copre i 97 giorni tra il pranzo e l'arresto. Pensiamo sia la scelta più interessante sul tavolo. Un dramma giudiziario dovrebbe prendere posizione sul verdetto mentre gli appelli sono aperti. Il periodo prima dell'arresto è, immaginiamo, una storia di confusione, letti d'ospedale, sospetti e una famiglia che cerca di capire cosa le sia successo. Sarebbe una storia sulle persone avvelenate.

È anche un rischio. Quei 97 giorni sono il periodo in cui Patterson è la figura più misteriosa della vicenda, e un mistero è una cosa seducente da mettere davanti a una star. Un'attrice protagonista con due nomination agli Emmy, secondo ARY News, più un credito da produttrice esecutiva, sposta la storia verso l'interpretazione centrale. Lynskey ha detto che «dietro tutti quei titoli c'è ancora così tanto da portare alla luce». Giusto, ma ci chiediamo a chi serva questo portare alla luce. Se serve alla curiosità del pubblico per il mondo interiore di un'assassina, è un rompicapo. Se serve all'esperienza delle famiglie, è un dramma.

Cosa la renderebbe difendibile

La nostra posizione è semplice. La serie si merita il suo posto solo se Don, Gail, Heather e Ian sono persone con una storia, non espedienti narrativi che esistono per mangiare e stare male. Se lo merita anche rifiutandosi di inventare un movente ordinato. A quanto pare la giuria voleva sapere perché, e le fonti a nostra disposizione non ne descrivono uno chiaro. Una spiegazione psicologica pulita all'episodio sei sarebbe finzione che si spaccia per intuizione.

Il casting preoccupa meno di quanto sembri. Un'attrice calorosa e amata nei panni di un'assassina può essere un vero punto di forza, perché smonta l'idea pigra che il male abbia l'aspetto del male. Chi trovava Lynskey «troppo attraente» non coglieva il punto, e il rischio vero va nella direzione opposta: il glamour.

Il nostro consiglio: non liquidarla e non esultare ancora. Aspetta il primo trailer, poi controlla due cose. Passa il suo tempo con le famiglie delle vittime? Tratta l'appello come una questione ancora aperta, non come una nota a piè di pagina? Se sì, potrebbe essere un lavoro meditato. Se il poster è solo un primo piano tormentato della sua star, «troppo presto» sarà il verdetto più educato.

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