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Yaga dà voce a Baba Yaga, ed è la sua mossa migliore

Carrie-Anne Moss e Hudson Williams sono l'esca, ma la vera prova è se una strega che racconta la propria storia può reggere un mistero che un critico trova superficiale.

Pubblicato
24 ottobre 2026
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Foto: Peabody Awards / Wikimedia Commons (CC BY 2.0)

Perché continuiamo a raccontare storie sulla vecchia strega cattiva e non le chiediamo mai che cosa pensa di noi? È, più o meno, la lamentela della protagonista di Yaga stessa, e potrebbe essere la cosa più intelligente della serie.

Prima i fatti, in breve. Yaga è un mystery horror soprannaturale canadese creato da Kat Sandler a partire dalla sua pièce teatrale del 2019 e, secondo Wikipedia, è andato in onda per la prima volta il 23 ottobre 2026 su Crave, mentre negli Stati Uniti la trasmette AMC+. Sono otto episodi da mezz'ora. Carrie-Anne Moss interpreta Katherine, professoressa universitaria, e Hudson Williams è l'erede scomparso Henry Park, con Noah Reid e Clark Backo nei panni degli investigatori.

La strega finalmente prende il microfono

Baba Yaga ha sempre avuto un problema di immagine: la capanna su zampe di gallina e una fama che parla al posto suo. L'idea di Sandler, come l'ha definita la sua collaboratrice Mackenzie Donaldson, è una "fiaba folle travestita da serie investigativa". Crediamo che il travestimento sia la scelta giusta. Una trama di scomparsa offre allo spettatore di oggi una porta d'ingresso familiare al folklore, e il folklore dà un po' di mordente a un procedural di routine.

La scelta più interessante, però, è la voce. The Hollywood Reporter osserva che è la stessa Yaga ad aprire e chiudere ogni capitolo con una voce fuori campo roca, lamentando che nessuno resti a conoscerla e aggiungendo: "Sono molto divertente, sai". È la tesi in miniatura. Una strega a cui è concesso essere divertente, amara e consapevole di sé smette di essere il mostro della settimana e diventa un personaggio. Se la serie manterrà questa prospettiva al centro, avrà una risposta vera al cliché.

Moss è il richiamo, Williams è l'esca

Siamo onesti sul marketing. Williams arriva fresco da Heated Rivalry e, secondo Wikipedia, le copie stampate della pièce originale sono andate esaurite dopo l'annuncio del suo ingaggio. È un canale diretto verso i fan, e non c'è nulla di male. Interpretare due ruoli, lo spavaldo Henry e il suo coinquilino introverso Logan, è una bella vetrina.

Ma la stessa recensione sostiene che la vera prova da protagonista spetti a Moss, che trasforma la maturità del suo personaggio, proprio la qualità che dovrebbe renderla invisibile, in una fonte di potere sessuale. Troviamo che sia l'idea più stimolante. Un genere che troppo spesso tratta le donne anziane o come invisibili o come pericolose può renderle entrambe le cose insieme, e crediamo che questo richiami ciò che il mito di Baba Yaga ha sempre raccontato.

Dove l'incantesimo vacilla

Qui le prove invitano alla cautela. The Hollywood Reporter definisce la serie abbastanza piacevole da guardare tutta d'un fiato, ma "non abbastanza affilata da essere apprezzata", e dice che è più brava a suggerire profondità nascoste che a scavarle. Aggiunge che i personaggi interpretati da Williams hanno meno spazio sullo schermo, e quindi meno spessore, di quanto si potrebbe sperare, e che il donnaiolo di Reid è sopra le righe. Quella recensione si basa su sette degli otto episodi, quindi il finale potrebbe cambiare il quadro.

I numeri sono più generosi, ma esigui: Wikipedia riporta il 90% di giudizi positivi su Rotten Tomatoes da 10 recensioni e un punteggio di 69 su Metacritic da 5. La pagina non è datata, quindi questi dati potrebbero essere un'istantanea, e il campione è comunque piccolo. Non li considereremmo un verdetto.

La nostra lettura è che il problema sia noto: i temi della ricchezza, del senso di diritto maschile e della rabbia femminile ci sono, ma la recensione sostiene che quella strada sia già stata battuta da altre serie. Il folklore non è una scorciatoia verso la profondità. Il mito è il condimento, non il pasto.

Il nostro verdetto

Guardatela, soprattutto se preferite l'horror dispettoso a quello cupo. Il formato da mezz'ora ne fa una maratona da weekend a basso rischio, e Moss da sola giustifica i primi episodi. Ma non aspettatevi una reinvenzione definitiva di Baba Yaga. Offre qualcosa di più modesto e comunque gradito: una strega che risponde. Se gli episodi finali si fideranno della sua voce quanto la premessa, Yaga potrebbe essere quella rara rilettura di una fiaba che si merita il suo nuovo punto di vista. In caso contrario, sarà un mystery elegante e gelido che si limita ad accennare all'idea.

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