L'Esorcista di Flanagan funziona solo se smette di copiare Friedkin
Mike Flanagan e Scarlett Johansson possono giustificare un altro Esorcista, ma solo se Martyrs costruisce un'angoscia tutta sua invece di riciclare i vecchi trucchi della saga.
Immagine generata con l'IA
Esiste una saga horror più difficile da toccare de L'esorcista? Ogni tentativo di resuscitarla porta con sé la stessa sfida: spaventaci come nel 1973, o lascia perdere. Ora Mike Flanagan ha raccolto la sfida, e crediamo che l'unico modo onesto di rispondere sia smettere di cercare di rispondere.
Ecco cosa sappiamo. The Exorcist: Martyrs è scritto e diretto da Flanagan ed è il settimo capitolo del franchise, con Jason Blum alla produzione tramite Blumhouse–Atomic Monster. MovieWeb riferisce che Scarlett Johansson interpreta Julie Miller, una detective del NYPD che indaga su omicidi rituali apparentemente legati a un serial killer morto che ha contribuito a far arrestare. Il film uscirà nelle sale il 12 marzo 2027.
Un thriller poliziesco è la porta d'ingresso più intelligente a questo franchise
Il primo trailer ha fatto notare una cosa ai fan. SlashFilm scrive che sembra ispirarsi più a L'esorcista III, bistrattato ma eccellente, che all'originale del 1973. MovieWeb segnala la trama da serial killer e persino una targhetta con la scritta Kinderman, una speculazione dei fan su un legame con quel film, non un dato confermato.
Ci sembra incoraggiante. La mossa abituale dei sequel legacy è riportare il volto famoso, rigiocare le scene famose e chiamarlo omaggio. L'esorcista III è l'opposto: un procedurale con una paura adulta, strisciante. Costruire sul capitolo meno ovvio dice che Flanagan ha capito l'aria che tira. Un pastiche della zuppa di piselli non avrebbe mai battuto Friedkin.
Una detective è anche una lente migliore di un prete. Una poliziotta non arriva credendo; arriva con un fascicolo. L'angoscia che nasce da una persona razionale messa all'angolo dalle prove è una sensazione diversa, più fredda, di un rituale visto già una dozzina di volte.
Johansson è la vera scommessa, e buona
Flanagan ha detto a Screen Rant che Johansson di solito non guarda né fa horror e che sul set era «terrorizzata ogni giorno». Ha definito la sua interpretazione «cruda» e «intensa». Da prendere con le pinze: un regista che promuove il proprio film lo direbbe. Eppure un'attrice estranea al genere può evitare la scorciatoia della scream queen, che anni di film sulle possessioni hanno trasformato in cliché.
Secondo quanto si dice, il trailer mette al centro della possessione la sua stessa figlia, il nervo più antico del franchise. Familiare, sì. Ma la domanda è se il film la tratti come un tasto di reset o come una ferita. La reputazione di Flanagan, secondo SlashFilm, è quella di firmare adattamenti che fanno più che ridipingere ciò che abbiamo già visto. È esattamente lo standard che Martyrs deve raggiungere.
Il cartello di avvertimento si chiama Believer
MovieWeb definisce The Exorcist: Believer deludente, e diremmo che ha stabilito il modello di ciò che non va fatto: puntare sulla nostalgia e sperare che sia il marchio a fare paura. Il monito dall'altra parte è la serie Fox del 2016, che SlashFilm elogia per aver onorato l'originale costruendo una mitologia propria. Eppure al secondo anno è diventata il programma con gli ascolti più bassi della rete ed è stata cancellata. La qualità non garantisce un pubblico a questo marchio.
Il discorso vale in entrambi i sensi. Flanagan ha detto al pubblico del BlumFest, secondo Dread Central via findthismovie, di aver puntato a fare il film più spaventoso della sua carriera. È una promessa grossa, e una promessa grossa è una trappola per un franchise così riverito.
Il nostro verdetto: ottimismo cauto, e un solo criterio di giudizio. Se Martyrs sembrerà un film de L'esorcista per via degli Easter egg, fallirà. Se lo sembrerà perché ci fa paura come la serie non aveva mai fatto prima, Flanagan si sarà meritato il ritorno. Il trailer suggerisce che conosca la differenza. A marzo scopriremo se riesce a mantenerla.
Ancora nessun argomento: apri il primo.
Altri articoli
Il ritorno di Rey in Star Wars ha bisogno di una storia, non solo di un titolo
Secondo le indiscrezioni, l'Episodio X potrebbe unire due film in uno e trasformare Rey in una mentore, ma senza un'idea vera Lucasfilm preme di nuovo il tasto della nostalgia.
Alien potrebbe tornare a Prometheus: tenere le idee, lasciare la zavorra
Il prossimo film di Alien si allontanerebbe da Romulus per riallacciarsi a Prometheus e Covenant. È una scommessa che paga solo se mantiene l'ambizione e abbandona le cattive abitudini.
La Cleopatra di Scorsese mostra come un solo attacco hacker possa seppellire un kolossal
Scorsese incolpa l'attacco hacker a Sony e una commedia di Seth Rogen per la fine del suo kolossal con la Jolie. Scherzo o no, mostra quanto sia fragile l'ambizione dei grandi studios.
Young Bond è una deviazione furba, ma 007 non può vivere di sole storie di origini
Puntare su un Bond giovane lo tiene al centro del discorso mentre il franchise cambia mano, ma il trucco funziona solo se il prequel è un ponte e non la meta.



